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Stavo riflettendo su ciò che oggi un duosiciliano a proprio modo potrebbe pensare. Per un gusto sottile della provocazione, non fine a se stessa, tesa ad aprire bonariamente lì dove la nostra cultura identitaria potrebbe chiudere, voglio citare un vecchio e celebre slogan che dice: "volere è potere", dal libro omonimo di Michele Lessona, medico piemontese darwiniano, che scrisse negli anni dell'unità d'Italia questo testo, proprio per educare i nascenti giovani italiani ad essere intraprendenti. Noi delle ex-Due Sicilie, facendo una catarsi dal più schietto pensiero italiano postunitario, rivelatosi ancora oggi nostro più fiero oppositore, in questo caso di evidente matrice britannica ed oggi decisamente pensiero dominante, per meglio affrontare i nostri colonizzatori, potremmo tranquillamente adottarlo. Chi come noi ha alle spalle un grande paese, le Due Sicilie ed una cultura imponente, può aprirsi scientemente in ogni direzione, senza sbandare. Siamo ormai, nostro malgrado, italiani da un secolo e mezzo e questo ci veniva suggerito agli albori del nostro declino. Volere è potere dunque? Siamo noi che dovremmo e potremmo decidere del nostro destino e della nostra dignità. Siamo noi che dovremmo decidere del nostro benessere. Questa occupazione è durata da troppo tempo ormai, fatta da stranieri, perchè dopo quasi centocinquant'anni di falsa unità, sono ancora stranieri e i loro scagnozzi ammaestrati, imbarazzanti traditori nostrani e i loro amici malavitosi, oppressori mai sazi, come cavallette fameliche sulle nostre terre, ci distruggono lentamente. Ma come fare ad uscirne? Nessuno di noi purtroppo ha una ricetta. Naturalmente non può essercene una già pronta, va costruita giorno dopo giorno, modificata, difesa e rinforzata. Per ognuno di noi dovrebbe essere quasi un lavoro quotidiano, una missione, che da ogni persona può esser fatto a più livelli e impegno. Ogni contributo è significativo, tanto più se apre in direzioni apprezzate e condivise da tutti. Interventi minimi, sono utili, se fatti onestamente per la causa comune. Ma non basta... Vorrei parlare di puro ottimismo, senza paura di fare propaganda. Amo la propaganda quando è stimolante, se ben ideata e per una buona causa. La nostra causa. Ottimismo in grandi dosi quindi, altrimenti il nostro acquisito pessimismo, ormai fattosi tradizionale, affiancato spesso da amarezza impotente e nostalgia incolmabile, produce nei più, diffusamente su tutti noi solo cinismo. Cinismo dagli infiniti volti, che lentamente come popolo ci sotterra in un'oceanica perdità di dignità e come spesso avviene, dignità schiacciata sotto il peso della nostra stessa ironia. Già, l'ironia, che da segnale di spiccata e vivace intelligenza, finisce nel sarcasmo autolesionista e senza speranza, spesso per sopravvivere, solo per essere la peggiore arma mortale al nostro lento suicidio collettivo. E' come una malattia mortale che da tempo ci ha colpito e che modifica in malo modo anche le nostre migliori tradizioni, i nostri stessi comportamenti, nel sentimento e percezione alterati di una progressiva distorsione e devianza, sempre più lontani dalla nostra originale fierezza mediterranea, affogati sempre più in un ibrido melmastro che anche dalle nostre pieghe più remote della nostra identità, tutto condiziona e tutto sporca. E che in definitiva ci paralizza. E' quello che quasi 150 anni di colonizzazione italiana stanno su di noi provocando. E questo i nostri oppressori ... lo vogliono. Se solo immaginassimo come il nostro singolo pensiero, con tutti i suoi limiti e imperfezioni, possa condizionare il mondo che direttamente ci circonda e di conseguenza come esso possa scatenare un tam-tam inarrestabile, saremmo certamente più ottimisti sulle sorti delle future Due Sicilie. Sicuro. Conosco ed avverto benissimo il nostro peso identitario, ora. Non ancora così evidente alle moltitudini, ai grandi numeri di massa, ma in continua e tangibile espansione e so quali difficoltà esistono attualmente sul terreno. Ma sono fiducioso. I segnali ci sono tutti. Diversamente, non potrei pensare di appartenere ad un popolo che non reagisce, che non ha memoria, che è definitivamente vinto dentro, così all'infinito e senza speranza. Credo che la comunicazione, nella nostra causa come in altre, sia l'asse portante della nostra battaglia, al di là dei mezzi che ora disponiamo ... certamente quello sui mezzi di larga diffusione non sarebbe argomento da poco. Di sicuro, però, tanto più la comunicazione è sintetica, comprensibile, elementare, scattante, tanto più sarà vincente, diffondibile. E' nel passa-parola il reale segreto della diffusione. Non possiamo pretendere che la gente approcci al mondo identitario duosiciliano, solo attraverso la corretta conoscenza della storia. Nessuno lo pretende, è cosa nelle moltitudini fondamentalmente astratta. Ma va chiarito, anche se appare evidente, che la ricerca storica e l'approfondimento per la verità sono metodologicamente all'opposto della propaganda e dell'informazione quotidiana a diffusione massiccia. Sta a noi rendere, con gli strumenti che abbiamo, l'informazione quotidiana sempre più compressa. Per slogan, anche. Vere e proprie pillole d'informazione. Già anni fa lanciai a tutti noi, in particolare a chi approfondisce nella ricerca e nella lettura la cosiddetta questione meridionale e l'odioso risorgimento italiano, l'idea di fare una raccolta di quelle frasi sintetiche e fortemente significative ricavate da stralci di scritture, concepite e scritte da personaggi diffusamente rinomati, famosi, ancora meglio se non di sola parte borbonica, perchè considerabili meno partigiani e quindi più obiettivi, personaggi che hanno evidenziato nella scrittura il disastro del 1861. Frasi estratte, che visualizzino la situazione. Adatte alla propaganda. Potremmo dire un taglia e incolla tattico. L'idea non è mia naturalmente, inutile dirlo, è un'idea antica. La stessa pagina principale del sito dei Comitati Due Sicilie, la "home", potrebbe avere un "link" molto evidente con una copiosa raccolta sempre in crescita. Bisognerebbe invitare tutti a cercarne di migliori, aggiornare la raccolta, identificare con chiarezza l'autore dal quale la si è estratta, il titolo dell'opera, la data, se c'è anche l'edizione da dove è stata raccolta e sin anche la pagina, sarebbe meglio e più credibile. Adesso, non certamente per merito mio, vedo che basta andare in internet per vederne un pò sparse. Molto sparse. Ma non c'è un vero luogo di raccolta. Se ci fosse, il messaggio girerebbe con maggior convinzione e testimonianza, sarebbe sempre più difficile opporvisi. Nella pubblicità, come tutti sappiamo, questi autori e comunemente personaggi celebri, sono definiti "testimonials". La realtà storica avanza solo così nell'immaginario popolare e non è cosa di oggi, è nel tam tam di tutta la più antica tradizione orale, nelle millenarie regole della parola parlata oltre che scritta. La vita, il pensiero e le gesta dell'antico eroe ... le sue scelte, al sua visione del mondo, la sua parola è verità che scalfisce e fa parlare. Ora, restando sempre nelle tecniche basilari di comunicazione, potremmo immaginare realisticamente, anche e soprattutto in formulazione schematica, quasi da proclama o da slogan breve, da manifesto, quale sia la migliore soluzione futura, la soluzione "ideale e definitiva" per la nostra terra. Naturalmente non è un gioco del Monopoli, ne quello degli idealismi, ma uno spunto per dare, diffondere e concretamente poi percepire "tangibile" la necessaria visione futuribile del mondo duosiciliano. Tutto nell'intento di definire palesemente un orizzonte da seguire, più chiaro a tutti e che tutti possano facilmente e rapidamente capire, convincercene, come se la convinzione fosse cosa propria. E diventa realmente cosa propria, è cosa propria, perchè quest'orizzonte, come tutti gli orizzonti, se visivamente inquadrato, ci appartiene intimamente, come una cosa realmente vista, vissuta. Comunicarlo tra le persone care, gli amici, i conoscenti, ovunque, sarebbe più facile, creerebbe un vero trasporto, come quando si è vissuto o concepito realmente qualcosa. Un'esperienza diretta quindi, anche per esserne fieri. Solo se quest'orizzonte o obiettivo entra dentro di noi, schematizzato come in uno scatto fotografico, scatto veloce, velocissimo, di conseguenza e naturalmente allo stesso modo, verrebbero diffuse tutte le possibili linee da prendere, tutte le decisioni quotidiane che necessitano per avvicinarsi maggiormente alla meta che insieme ci siamo preposti. Questo credo sia ormai necessario, su un estratto di progetto credibile per meglio definire e canalizzare la perdita d'identità di un popolo che progressivamente cerca una sua nuova propria strada. E la cerca ... Memoria e verità nella storia ci appartengono, sono necessarie e meglio muovono il mondo se messe in luce. Ma solo se però diamo alle nostre proiezioni future lo stesso se non maggior peso e visione che diamo al passato. Ciò che voglio dire è che per alimentare maggiormente la causa duosiciliana è necessaria anche e soprattutto la schematizzazione di un'idea futura, la sua visualizzazione istantanea del tempo lungo, ovvero la visione del fine, per renderlo da subito quasi un titolo, un simbolo, un'icona, il manifesto anche urlabile di una meta comune. Veloce, breve, una meta facilmente diffondibile, raggiungibile in un tempo determinato, anche se si dovesse presupporre lungo e difficile, finanche se si ipotizzasse dovesse andare oltre i nostri limiti temporali individuali. La diffusione ne guadagnerebbe enormemente, rendendo maggiormente partecipi il più alto numero di persone sugli obiettivi che di volta in volta sarebbe più utile e corretto raggiungere, avendo condivisibile la meta comune, una meta che diventa appartenenza ad un più vasto gruppo di persone, che ci renderebbe subito distinguibili dagli altri, una meta da ambire, desiderare, addirittura da amare. La nostra vera identità comune. Questo, per paradosso, potrebbe rendere credibile e popolare anche la proposta apparentemente più astratta. In tal senso, parlando di astrazione politica, viene alla mente per forza di cose, è inevitabile, la Lega Nord. Al di là di ciò che è e significa per noi duosiciliani, in poco più di vent'anni ha disegnato concretamente per il solo nord una traiettoria impensabile prima. Ha capovolto totalmente la realtà della questione meridionale, in astratta ma speculativa questione settentrionale. L'apparente irrealizzabilità e infondatezza di un'idea, violentemente scagliata nell'allora sedimentato scacchiere politico italiano unitario, affetto per lungo tempo da stanco linguaggio politichese, con l'ausilio della preunitaria visione federalista di Carlo Cattaneo e la formalizzazione politica di Gianfranco Miglio, con il popolano duce guastatore Umberto Bossi, hanno ottenuto risultati incredibili. Loro sapevano chiaramente che in questo sistema tanto più è speculativa un'idea, tanto più è realizzabile. Per slogan, la Lega è andata casa per casa parlando di secessione, ero in quegli anni abitante in Lombardia, conosco perfettamente tutta la prima propaganda leghista sul territorio padano. Ha riattivato, rifondandola, l'identità di un popolo, tracciando con la secessione, ora possiamo dirlo solo evocata e con il federalismo, mai realmente attuato, due idee politicamente inedite ed eversive nell'allora panorama politico italiano. In un dialogo continuo con la propria base, quegli slogan, quelle parole chiave continuamente ripetute, come federalismo, centralismo, secessione, hanno fatto presa sull'orgoglio e direi anche sul razzismo nordista solo da rispolverare, parlando di appartenenza e superiorità, diventando così fattivamente una grande forza popolare ed un'espressione diretta della gente del nord, direi anche primordiale, ma fenomeno inedito nella sfera politica norditaliana e nazionale. La Lega ha parlato di secessione per anni e ancora in alcune piazze lo fa, conquistando il nocciolo duro del suo popolo. E adesso, più che mai è in piena espansione. Vado anch'io al nocciolo che ci appartiene e tornando alla comunicazione e propaganda, apro subito alle possibilità che direttamente ci coinvolgono. E' una proposta che se percepita correttamente può dare un ausilio, forse anche importante, diversamente dimentichiamola, poi il tempo ci dirà. Ritorno nuovamente alla necessità di visualizzare un fine, senza sfumature. Tre sole vie esemplari, egualmente sviluppabili, ma realmente diverse l'una dall'altra, per questo sono assolute, senza mezzi toni, schematiche, polarizzanti, pure, tese a favorire concretamente nell'alchimia dell'informazione la visione di un obiettivo futuro raggiungibile e da raggiungere tutti insieme. La gente e tutti noi abbiamo bisogno di capire con semplicità ed immediatezza quali sono le differenze con gli altri partiti o movimenti esistenti e cosa c'è realmente all'orizzonte. L'orizzonte è importante. Genera consenso, aspettative, sogno, ma anche oppositori, sarebbe la prova che comincia ad esistere concretamente nella testa della gente, nella nostra testa. Diversamente è solo intrigo di palazzo o tentativo di approccio al palazzo. Ovvero, anche una corretta ed onesta azione in campo politico apparirebbe in superficie come solo intrigo. L'orizzonte serve a vedere cosa stiamo facendo e diffonderlo ad arte. Se si parla solo delle cose possibili ora, non si comunica molta speranza, perchè non si vede un disegno, non si vede il futuro, ma solo quello immediato del tirare a campare sui problemi quotidiani, cosa che più o meno sanno fare tutti. Non si avvertirebbe la diversità dell'azione, la diversa natura di cui dovremmo esser fatti come identitaria entità organizzata. Si rischierebbe così di non conquistare i cuori della gente. Si rischierebbe di apparire novizi sulla scena politica ma già stanchi, come tanti movimenti, partiti e partitini esistenti, come dei politici di mestiere, utili solo al sistema politico e non al popolo. La gente lo percepisce immediatamente. Al sud maggiormente, perchè siamo profondamente, radicalmente disillusi ed in maggioranza pensiamo alla politica solo come ad un imbroglio, un abuso personale o di lobby. La nostra storia unitaria, si sa, non potrebbe farci pensare diversamente. Questo potrebbe essere un esempio di schema utile, diciamo "primario", come per i tre colori primari, giallo, rosso e blu, per vedere chiaramente la direzione possibile da prendere, partendo da un embrione che ovviamente si polarizza in forma drastica, per maggiormente visualizzare la rotta, gli obiettivi, il colore appunto. Tre sono le vie che sulla carta si prospettano per le Nuove Due Sicilie. Parto da quella che al momento è la più inattuabile, ma come le altre non impossibile, progressivamente scandendo i tre punti, in ordine di "attuale fattibilità", concetto questo che cambia nel tempo, sino al terzo punto, che realmente definisce l'attuale politica oggi in campo. Ho voluto sinteticamente creare tre punti fermi, ma aggiornabili, nell'ottica della compressione comunicativa e chiarezza nella meta da raggiungere. I soli titoli sono come slogan. Entrambi i tre punti, ripeto, sono teoricamente attuabili, ma senza voler entrare in complicazioni che altererebbero lo schema dalle sue intenzioni propagandistiche. Li ritengo attuabili in proporzione all'impegno ed i convincimenti che noi, duosiciliani, sapremo prossimamente dare ed avere in campo. E non parlo quindi di politica attuabile, ma del gradino prima, quello che rende tutto possibile: l'impegno certamente, ma prima ancora la nostra reale ed intima "convinzione", quella del popolo, che "ogni decisione non è impossibile, se in maggioranza realmente la vogliamo, se concretamente in essa crediamo". Di seguito, il primo punto, presuppone il massimo impegno e la massima convinzione nel credere nelle nostre forze, il terzo punto, all'opposto, il minimo impegno e la minima convinzione nelle nostre forze. Sono tre idee in ordine decrescente, in considerazione di quei fattori che andranno a muoversi in campo e che come colori andrebbero spalmati sulla tavolozza identitaria nel suo difficile percorso, colori che si plasmeranno e stempereranno in virtù della convinzione e delle opportunità che noi, il popolo, sapremo dare ed avere. Ma è necessario esser chiari da subito con questi tre obiettivi, orizzonti, mete primarie, quindi: 1 - Secessione o Indipendenza, che dir si voglia, nuove Due Sicilie, stato sovrano indipendente democratico, definitivamente fuori dall'attuale stato italiano, repubblicano o monarchico e se collocato in Europa o no, sceglierebbe il popolo, successivamente. Questo è il primo colore, la soluzione più drastica, ma che messa in atto non so in che modo, potrebbe in qualche maniera creare pericolosi contracolpi in tutta Italia, se non sapientemente concertata tra le varie parti che compongono l'attuale territorio dello stato italiano. Al momento quindi la più astratta, ma nella comunicazione fortemente evocativa, senza alcuna forza politica significativa esistente che la sostiene e promuove adesso per il sud. In definitiva per le ex-Due Sicilie, le nuove Due Sicilie indipendenti sarebbero la scelta più corretta, probabilmente in positivo la migliore sulla carta, ma su tempi medio lunghi ed un cammino faticosamente irto di ostacoli, con evidenti probabilità di spiacevoli inconvenienti. Ma è sicuramente oggi una potente bandiera di propaganda identitaria, oltre che poter essere periodicamente issata e sventolata a seconda delle situazioni ed opportunità politiche, per improntare con maggior decisione alcune fondamentali trattative da avviare con lo stato italiano e che sicuramente si profileranno all'orizzonte. In tal senso la Lega Nord ne è un esempio evidente ancora adesso e per questo politicamente ha una marcia in più. Per questo sarebbe necessario un bilanciamento duosiciliano. Adesso la Lega Nord può sempre più manifestarsi autosufficiente e mai temere di essere accusata ripetutamente di vilipendere la bandiera italiana o più sostanzialmente, mai temere di essere accusata ripetutamente di usare brutalmente la politica italiana, senza dover necessariamente rispettare gli schieramenti in campo o gli stessi alleati, secondo opportunità e convenienza e su tempi anche lunghi. 2 - Autonomia assoluta di macroregioni Italiane Federate, realmente autonome, con parlamenti sovrani autonomi. (Con lo stesso identico ordinamento, le Macroregioni potrebbero essere definite più radicalmente anche "Stati" appartenenti ad una federazione sovranazionale chiamata Italia o volendo, Stati Federati d'Italia, Stati Uniti d'Italia, Federazione Italiana, ecc.) Questo dunque il secondo colore, il punto 2. Sicilia e Napolitania come importanti aree, una insulare, l'altra continentale, facenti parte della macroregione nuove Due Sicilie, per l'intero Sud Italia. Capitale della macroregione dovrebbe essere Napoli. In alternativa anche la stessa Sicilia potrebbe successivamente richiedere di essere Macroregione, e se dovesse accadere, in quel caso Palermo dovrebbe essere la capitale. Gli attuali capoluoghi delle ipotetiche macroregioni dovrebbero essere definite capitali. Per quest'orizzonte, il punto 2, non saremmo certo noi a curare l'ordinamento ed i nomi per le altre macroregioni, sono indicazioni di massima per dare un primo quadro organico e complessivo alla richiesta politica. Naturalmente in tale ipotesi potremmo insieme ad altri definire l'ordinamento romano federale su Roma capitale. Etruria capitale Firenze, come macroregione del Centro Italia, dando a Roma il solo ruolo che più le compete come capitale nazionale, senza gigantismi nella sola macroregione del Centro. Padania capitale Milano, come macroregione del Nord Italia e per chiudere Sardegna capitale Cagliari come macroregione Insulare. Questo, il punto 2, potrebbe essere la soluzione che maggiormente si avvicina a tutte le istanze presenti nello scacchiere identitario italiano contemporaneo, senza entrare in particolarismi, che a poco servono in questa logica di bozza, ne tanto meno da noi dipendono, ma potrebbero successivamente in questo schema inserirsi senza problemi. Sistema quindi con parlamenti sovrani macroregionali, distinti ed autonomi, in una nazione italiana con ordinamento federale puro. Ovviamente ancora Italia in questa soluzione, Roma capitale federale nazionale, con un Senato Federale per la costituente federale e relativo varo di leggi inerenti l'intera federazione italiana, dovrebbe sostituire l'attuale Senato. Naturalmente, oltre la costituente federale, l'ex Senato, il Senato Federale, dovrebbe definire poche leggi e provvedimenti per il solo ordinamento federale nazionale, perchè l'apparato legislativo dovrebbe passare interamente di competenza autonoma completamente alle macroregioni. E ci dovrebbe essere una camera delle macroregioni federate, o Camera Federale, che dovrebbe sostituire l'attuale Parlamento, per i rapporti concertati tra le macroregioni a livello nazionale, oltre che europei e mondiali. Dovrebbe essere quindi la vera Camera dei Congressi Federali Nazionali, per definire strategie comuni e bilanciamenti tra le macroregioni. Inoltre tutto il titanico, forse unico al mondo per gigantismo e costi inutili, apparato ministeriale romano, dovrebbe essere totalmente smontato per generare assai più leggeri ed efficienti Ministeri Autonomi Macroregionali. Il Presidente della Repubblica dovrebbe essere eletto direttamente dal Popolo Italiano e dovrebbe essere anche investito della carica di Presidente del Consiglio per il Governo Federale, carica rappresentativa più che esecutiva. Il Governo Federale dovrebbe essere composto invece che da singoli ministri, da Commissioni Ministeriali, direttamente estratte dalle varie realtà macroregionali, quindi secondo tutte le rappresentanze macroregionali nazionali esistenti, specifiche e bilanciate per ogni macroregione, settore ed indirizzo del ministero. Nelle rappresentanze macroregionali, dovrebbero avere pari dignità tutte le macroregioni, anche le più piccole, avendo in rappresentanza esecutiva un esponente per ognuna di esse. Tra le componenti di Commissione Ministeriale, dovrebbe essere eletto a ruotazione un Presidente per ogni Ministero. Il governo centrale dovrebbe avere sola funzione di contrappeso, dovrebbe avere funzioni fondamentalmente legate alla politica estera, la difesa e l'economia comunitaria europea e mondiale, funzioni comunque sostanzialmente concertate dalle macroregioni, totalmente rappresentate nel Governo Federale che da esse dovrebbe essere formato. Ogni macroregione dovrebbe avere un proprio Governo Autonomo e relativi Ministeri, con un Governatore eletto direttamente dal Popolo e che dovrebbe formare la propria squadra di governo prima di essere eletto. Quindi tutta la squadra di governo dovrebbe essere in tutte le sue componenti e missioni, ben chiara e visibile all'elettorato che dovrebbe dare la propria preferenza al Governatore, ma anche alle singole componenti del futuro governo. Governatore che nelle preferenze dovrebbe sostituire l'attuale logica tutta partitica della coalizione per favorire il programma di governo. Ma dovrebbero essere comunque i voti dati al solo Governatore quelli calcolabili nella tornata elettorale, quelli soli che determinano il calcolo della vittoria. Le preferenze contemporaneamente date ad altri esponenti del futuro governo dovrebbero essere utili esclusivamente per la scelta di chi alle successive elezioni vorrebbe candidarsi a futuro Governatore. Non dovrebbero quindi essere voti cumulabili per la vittoria. E si darebbe un bel colpo al voto clientelare. Dovrebbero essere tutti tecnici, per legge, non politici, direttamente estratti dalla società civile esclusivamente per le loro competenze, per raggiungere un solo mandato di cinque anni. Candidature effettuate da bandi di concorso pubblici, governati e diretti da commissioni, estratte a sorte al momento delle prove da albi di professionisti e ricercatori di riconosciuta competenza che non stanno in quel momento anch'essi candidandosi. Professionisti e ricercatori che possono quindi essi stessi candidarsi in altri bandi di concorso. Solo in casi di particolari doti e riconoscimenti sia elettorali che su risultati tangibili dimostrati nelle facoltà di governo appena espresse, potrebbe essere possibile un ultimo e secondo incarico di altri cinque anni. Solo per il futuro candidato a Governatore, è possibile superare le due legislature fatte nelle precedenti vesti di tecnico e se dovesse vincere nel ruolo di Governatore, sarebbe un ruolo che dovrebbe essere possibile svolgere per sole due candidature. Se dovesse perdere, dovrebbe andare a casa, e dare possibilità al maggior candidato successivo a governatore di svolgere il proprio ruolo come Governatore dell'opposizione. Poi si dovrebbe andare tutti a casa. Stesso discorso per tutte le altre cariche politiche, sia dello stato federale oltre che delle macroregioni. Per l'elezione del Governatore dovrebbe essere rivolta l'attenzione alle sole proposte programmatiche presentate in campagna elettorale ed a quelle sole si dovrebbe rispondere, senza ambiguità e con regole chiare per tutti, dissolvendo la logica dei partiti e delle coalizioni, della destra e della sinistra. Il Governo Autonomo delle macroregioni dovrebbe avere effettivo potere decisionale, diversamente dal potere rappresentativo del Governo Federale Nazionale che dalle macroregioni dovrebbe dipendere. E qui volutamente mi fermo. Quest'ordinamento abbozzato sarebbe valido anche in caso di effettiva secessione o patteggiata indipendenza e si potrebbe ritornare ad integrare il punto 1. 3 - Finto federalismo, ora fiscale prossimo venturo, di uno stato italiano finto federale in "Acqua di Colonia Padana". Quindi, terzo colore, obiettivo, orizzonte, meta. Anche questo punto schematizza le soluzioni future per scandirne con maggiore evidenza e significanza propagandistica la sostanza primaria che quest'orizzonte ha nella propria intrinseca natura. E' questa la soluzione che purtroppo realmente tende a profilarsi all'orizzonte, concretamente e che rischierebbe, se attuata, di penalizzare fortemente il territorio delle ex-Due Sicilie, confermandolo nuovamente rinnovata colonia d'Italia se non si dovessero realizzare sul campo proposte concrete che bilancino lo strapotere del nord Italia. Ogni soluzione che giri intorno a quest'ordinamento, il 3, è nei fatti per noi una "non soluzione", oltretutto un sostanziale arretramento e tirare a campare, nel peggiore dei modi. Si rischierebbe di consumare, nell'immobilismo strategico dei poteri economici e produttivi italiani, volutamente concentrati ed arroccati nel solo nord, anche la straordinaria carta identitaria che abbiamo ora e non necessariamente domani, nessuno ne garantirebbe la continuità, la storia non è evolutiva, non esiste il "darwnismo identitario", con il grave rischio che la nostra carta più preziosa possa disinnescarsi in breve tempo, completamente. Con quest'ipotesi, la numero 3, si rischierebbe di ricevere solo il contentino di qualche sia pur importante riconoscimento storico per la conquistata verità sul risorgimento, cosa che giustamente già ora ci galvanizza, ed è assolutamente un successo anche per la nostra dignità. Ma c'è uno spettro all'orizzonte, lasciare il futuro nelle mani del nord, perchè potrebbe essere l'unico che lo progetta concretamente sui tempi lunghi, avendo degli obiettivi tangibili, già ora, lasciando per noi invariata la reale natura delle cose, cioè i poteri economici e politici concentrati negli interessi della pianura padana, non facendo altro che confermare definitivamente, nella vivace propaganda nordista, la nostra inettitudine ed inferiorità. Ed i nostri problemi economici, sociali e di sicurezza cambierebbero poco o nulla. La stessa Lega Nord e la sua lobby nordista, sarebbero gli unici beneficiari, che di quest'obiettivo, il punto 3, ne sono la madre ed i veri artefici e registi. Inoltre, tra breve potremmo rischiare che la Lega Nord diventi agli occhi di tutti, diffusamente, la vera ed unica portatrice di innovazione politica, anche agli occhi di noi duosiciliani un pò confusi e schiaffeggiati, finendo così irreparabilmente nelle loro grinfie elettorali e non solo elettorali. Ad esempio, oggi Napoli è molto delicata, per la munnezza, ma fondamentalmente perchè è diventato sicuro terreno di confronto politico prossimo venturo. E' cosa nota. Napoli è strategica per le forze norditaliane ora più che mai, apparentemente per conquistare voti, per manifestare efficienza, volontà di governo, ma per cercare anche di dividere il fronte identitario duosiciliano, sfruttandone la sua forza autentica. La coscienza identitaria è più forte di quello che sembra. Non dobbiamo dimenticarlo. Subdolamente hanno provato a dividerci anche con la Sicilia e la partita è tutta da giocare, ma ora, in questo preciso momento, Napoli è davvero città aperta. E' oggi terra di conquista. Tanto per cambiare. Perchè? Napoli nel recupero identitario è fondamentale, strategica, "diversamente sarebbe inutile e pretestuoso parlare ancora di periodo borbonico". E' evidente, Napoli ne è la capitale e il simbolo più clamoroso. Per questo occuparla nuovamente dal nord "civilizzandola" significa frantumare nel cuore qualsiasi autentica istanza di riscatto duosiciliano. E ci portano anche la Lega Nord adesso. Una cosa triste però la devo dire, ma ne sono profondamente convinto, che se anche tutta la verità storica sull'unità d'Italia dovesse venir fuori, super-diffusa, stra-pubblicata, ultra-risaputa, se contemporaneamente non ci dovesse essere il bilanciamento di una nostra forte ed incalzante proposta per ottenere una reale autonomia di gestione del territorio Due Sicilie con una effettiva autonomia politica e legislativa, in questo caso sventurato il dominio economico, finanziario e produttivo del nord ci seppellirebbe per sempre, anche culturalmente e sotto i nostri più nobili, storici e sacri baluardi antirisorgimentali. Anche di questi sacri baluardi la Lega Nord, che ne condivide dal suo punto di vista molti aspetti comuni, giunti alla verità anche platealmente conquistata, i mezzi di comunicazione a loro non mancano, apparirebbe in definitiva come l'unica reale artefice e di conseguenza la nostra vera condanna identitaria, sociale ed economica. Saremmo solo e semplicemente, secondo il loro incalzare senza pietà, secondo la loro propaganda, miserabilmente poveri meridionali e terroni, incapaci di promuovere qualsiasi seria e strutturata iniziativa governativa che non sia quella del nord e che il nord propone e dispone. Per questo, facciamo attenzione, non lasciamoci ingannare dalle facili apparenze. E' necessario, ne sono convinto, dare indicazioni chiare e richiederle con altrettanta chiarezza. E' più che mai urgente. L'attuale situazione politica potrebbe essere cavalcata realmente a nostro favore, nella sostanza dei problemi che ci affliggono da un secolo e mezzo, che solo da duosiciliani realmente liberi possiamo risolvere. Sono fiducioso perchè credo ancora nel mio popolo. grazie per chi è riuscito ad arrivare sin qui. Lumiere Nota: per rispondere a chi propone Ausonia come nome per le zone continentali delle ex-Due Sicilie, personalmente per quello che può significare il mio parere, proporrei Napolitania, perchè è maggiormente contemporaneo e non è soggetto ad implicazioni di vario ordine e grado, vedi anche le logge massoniche che adottano Ausonia come nome, e ... chi ne ha più ne metta ... Tra l'altro è troppo arcaicizzante e realmente poco sentito dalla gente. Un'alternativa degnissima potrebbe essere Itala, restituirebbe giustizia alle origini del nome Italia e non sarebbe cosa da poco riconquistarne la paternità. In tal caso Napolitania potrebbe essere adottata per meglio definire le zone intorno Napoli o l'attuale regione Campania. Comunque Napolitania prende realmente spunto dal fatto che tutti gli abitanti delle Due Sicilie continentali e non solo, erano genericamente ed universalmente denominati napolitani. Napolitania sgorga più spontaneo. Ma di certo non sta a me deciderlo.
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