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"Little Melilli" il paese costruito dai siciliani |
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Scritto da Giovanni Mustafa
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«Little Melilli», il paese costruito dai siciliani  La chiesa di San Sebastiano a Melilli MELILLI (Siracusa) — Si chiama Al Santostefano il capo dei pompieri che coordina i soccorsi nell’inferno di Middletown. Il suo è un cognome siciliano, per la precisione di Melilli. È uno dei tanti siculo-americani che vivono nella cittadina del Connecticut. La chiamano «Little Melilli», perché su 45 mila abitanti un terzo è discendente di emigranti partiti dal paesino in provincia di Siracusa. «Ci sono più melillesi lì che in Sicilia — dice il sindaco Pippo Sorbello—il mio comune conta appena 13 mila abitanti». L’emigrazione cominciò alla fine dell’Ottocento. «Era buio e c’era la neve quando il treno arrivò a Middletown una sera di dicembre del 1901—si legge nelle memorie della diciassettenne Eleonora Gervasi — con le mie sorelle Lucia e Sebastiana avevamo lasciato Melilli tre settimane prima». Brandelli di ricordi che vengono custoditi gelosamente perché il legame con la Sicilia non si è mai interrotto. Tra le due città c’è più che un gemellaggio, sancito nel 1981. La festa di San Sebastiano a Little Melilli C’è un cordone ombelicale che non si è mai spezzato. «Laggiù ci sono tantissimi Magnano, Di Mauro, Cannata — spiega il sindaco — tutti cognomi di Melilli. Anche i Santostefano. Furono tra i primi a lasciare la Sicilia». Un legame che rimane saldo. «Io personalmente ci sono stato sette volte — racconta Sorbello — mentre quattro anni fa abbiamo ricevuto il loro sindaco». In entrambe le città a maggio si festeggia San Sebastiano, patrono di Melilli, mentre a Middletown hanno costruito una chiesa identica al duomo di Melilli. Ogni famiglia tiene custodita una cartolina, una lettera, una foto di lontani parenti che risiedono a Middletown. Il primo ad arrivarci, nel 1895, fu Angelo Magnano che subito cominciò a lavorare facendo l’unica cosa che sapeva fare, il barbiere. Fu lui a scrivere al fratello e ad altri compaesani perché lo raggiungessero. Già nei primi decenni del nuovo secolo era praticamente nata «little Melilli », popolata da muratori, sarti, artigiani. Poi qualcuno comincio a lavorare in fabbrica. «Non eravamo ricchi, ma le nostre case erano piene di amici e parenti. Ce l’abbiamo fatta perché siamo rimasti tutti uniti», scriveva Eleonora Gervasi Bellobuono. E nel 1934 i siciliani erano così tanti da riuscire a far eleggere il primo sindaco siciliano. Si chiamava Leo B. Santangelo. Alfio Sciacca (salvo le sostituzioni da "italiano" a "siciliano" che sono le mie)
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