Salve, sono Giancarlo SOCIALI di Celano AQ, ed è da poco tempo che vi seguo on-line. Condivido buona parte di quello che fate, e sinceramente è stato un piacere notare grazie alla rete... che molta gente ha a cuore riscrivere la Nostra Storia. Io sono un appassionato di storia Locale, della mia Terra L'Abruzzo, e di conseguenza di tutto il Meridione. Ebbene, il passo è stato breve dagli studi sulla transumanza, al brigantaggio, per passare poi all'invasione Piemontese. Congratulandomi con le Vostre iniziative, vorrei condividere con voi alcuni passaggi che riguardano un lavoro che sto iniziando che riguardano l'attività economica politica culturale e religiosa del Nostro Meridione. Sarei felice, qual'ora lo riteniate opportuno divulgarlo ai Soci per ricevere suggerimenti o critiche a questo mio pensiero in allegato. Grazie Giancarlo Sociali
La Donna nel Mondo PastoraleLa vita del pastore dura, fatta di stenti, di distacchi, pare circondata da una cortina di mistero, un mondo che pare fuori dalla realtà. Quella serenità stabile del pastore è stata conquistata a duro prezzo, sempre nel dolore e nell’illusione della speranza. Si è la speranza ciò che anima il pastore ed il mondo che lo circonda, la sua famiglia, i figli, la moglie. Nel pensiero di chi si accosta a studiare la Transumanza, l’attenzione viene indirizzata tutta sul pastore, come se quella pratica riguardasse solo colui che conduce il gregge. La donna sembra non esistere, come se non facesse parte di questo mondo. La donna che privata di tutti gli affetti, presa com’è dal mandare aventi l’industria armenti zia. Una vita orientata al duro lavoro, votata al sacrificio verso il marito, verso i figli. Leggendo tra le righe, la transumanza non appare solo come una prassi nella quale domina la staticità di un mondo chiuso come in una sfera. Mondo dove domina lo spazio libero della riflessione e della creatività poetica, ma con un’attenta interpretazione, si evince una complessa posizione della donna nel mondo pastorale. Da giovane quasi fanciulla, lascia il tetto natio per essere condotta a quello del marito. Dal telaio e dalle preghiere, passa ad accudire invece che le bambole. una propria e vera prole . Da questa vita immediatamente dura, nasce la figura quasi mitologica della donna, sempre votata alla castità, fedeltà ed altruismo. Le bellezze giovanili svaniscono da subito per la durezza del lavoro, per il modo di vestire, rispettando una castità che rasenta il fondamentalismo religioso. La donna era circondata da un velo di mistero, era rappresentata come una Madonna, nella sua vita c’era posto solo per il sentimentalismo religioso. La lontananza, era la miglior difesa per non cadere in tentazione, perchè i rapporti fuori da ogni logica procreatrice erano considerati peccato e fonte di sciagure. Per il pastore la donna viveva per lo più nella sua mente, trasformandosi in realtà durante i periodi di licenza, dal ritorno dai monti dopo mesi di assenza. O, se nei pascoli vicini, della quindicina, cioè ogni quindi giorni sui monti tre da passare in famiglia, con la moglie. Forse appunto, da queste toccate e fuga che lasciavano l’amaro in bocca, appunto, per la fugacità dei rapporti che si è formata nell’immaginario la figura del pastore come persona contemplativa e casta. Una figura considerata anche distante dal resto del mondo, addirittura asociale. Nel mondo pastorale, la religione, ha un ruolo a dir poco fondamentale, infatti sono molte le tracce di santuari, chiese, cappelle lungo i tragitti dei tratturi. Si potrebbe tranquillamente affermare che la religiosità, ha conosciuto il suo sviluppo, proprio in relazione alla transumanza. Infatti i rapporti tra Puglia ed Abruzzo, obbligati dallo spostamento delle greggi, hanno fatto si che si creasse uno scambio oltre che economico-culturale, anche religioso. Sono tanti i paesi che hanno “adottato” Santi Protettori dei luoghi della Transumanza, ritrovando i Santi “d’acqua” nei più alti paesi dell’appennino Abruzzese, S.Nicola, S.Leucio, la Madonna dell’Incoronata …La DONNA, è il punto di partenza per cogliere l’essenzialità delle ispirazioni della comunità pastorale di cui ella ne è a guardia. Le donne della realtà pastorale, non erano delle “veline”, né delle “femministe”, ma piuttosto donne della tradizione. Le DONNE del Sud nella realtà pastorale, non hanno mai esitato a buttare l’uncinetto o le casseruole per impugnare una mazza o un’ascia, non hanno mai esitato a condurre un gregge, a mungere, a rifare il formaggio. E quando venne l’ora, nemmeno esitarono a riporre il mestolo e l’ago con il filo per impugnare il fucile difendendo la propria terra, sia dall’orda Napoleonica prima, che da quella Piemontese dopo. Questa è la donna dei Pastori, Fiera, Umile, Forte, Dolce, con un mix di Santità terrestre che solo esse hanno saputo diffondere ovunque hanno posato il loro sguardo, le loro mani, il loro cuore. Ecco… era difficile aspettarsi che da un mondo così duro, a volte crudele, si potesse parlare dei protagonisti in termini quasi poetici per non dire evangelici. Ebbene si… soffermiamoci un attimo, pensiamo al tempo che fù, alle privazioni, ai giorni duri da passare, ai morsi della fame, alle preghiere al cielo in cerca di aiuto. Alle preoccupazioni per un marito, per un figlio, lontani in terra di Puglia da mesi. Lontani dal cielo natio, dalle proprie stelle ormai scomparse agli occhi erranti dell’uomo pensoso, riflessivo, a volte anche crudo e crudele. Si ecco, anche questa è una faccia del mondo pastorale, un uomo ormai marmorizzato dal fiato del tempo. Un uomo di pietra , un uomo corroso dalle violenze subite dai Baroni e Conti del tempo. Gli stessi progenitori di quei quaqquaraqquà odierni, figli di una politica falsa e spietata, che affamando il popolo, non ha fatto altro che succhiare il sangue da un cuore che batteva per la sua terra, per la sua famiglia, per la sua Patria. Il Meridione.Giancarlo SOCIALI |