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In mezzo ad una strada e sui tetti PDF Stampa E-mail
Scritto da giulio larosa   

 

 

Giulio Larosa

IN MEZZO AD UNA STRADA E SUI TETTI di G.Larosa 

Pescara 2 febbraio 2010  

La situazione e' disperata, dobbiamo parlare chiaro, non si tratta di un momentaccio, di crisi di un certo settore, di ferite che si possono rimarginare appena ci sarà la famosa ripresa. Non ci sarà nessuna ripresa che fermerà il degrado sociale e produttivo del cosiddetto primo mondo e meno ancora ci sarà' nelle sue aree deboli come le Due Sicilie e quindi nell' Abruzzo che ne fa parte integrante. Servono risposte diverse da quelle date fin ora. Da Ortona arrivano notizie di chiusura di una delle ultime fabbriche di utensili d' Italia, altre simili vicino Pescara hanno già' chiuso, il numero di posti di lavoro persi e di ore di CIG e' in continua crescita e in Abruzzo celebra il trionfo superando le altre regioni del cosiddetto mezzogiorno. Decine sono gli esempi in tutte le aree deboli, come le più' celebri situazioni di Alcoa in Sardegna e Fiat a Termini Imerese.La folla dei cialtroni a cercare di arraffare il voto di protesta dei disperati aumenta senza nulla aggiungere alla possibile soluzione del problema ma allunga solo la lista di quelli che stanno "vicino agli operai". Un esempio della reale vicinanza, però', lo dimostrano certe candidature di vecchie baldracche iperliberiste che sono vissute riccamente di prebende e ruberie legalizzate quando e' pieno di sindacalisti o lavoratori colti e preparati che stanno sui tetti o in mezzo alla strada che potevano essere candidati.

A questi cialtroni inutili e dannosi si aggiunge la lista delle brave persone di buona volontà' che cercano di risolvere il problema, ovviamente affrontando una situazione alla volta, senza alcun disegno generale, senza una strategia, senza altro scopo che quello di cercare di tappare la falla in un modo o nell' altro. Brava gente, non dannosa ma spesso quasi del tutto inutile.Ma quali sono le soluzioni fin ora proposte o cercate per risolvere questi problemi? La principale consiste nel convincere o forzare il proprietario a tenersi la fabbrica, magari offrendo qualche aiutino e riassorbendo un po' di manodopera in servizi socialmente "inutili" o altri impieghi assistenziali.Ma la situazione non da molti margini di manovra perché' e' impossibile convincere chi sta chiudendo lo stabilimento che deve tenerselo perché sono vere tutte e due queste considerazioni, nessuna esclusa:a)le nostre industrie non sono competitive e quindi alla lunga e senza aiuti di vario tipo sono tutte imprese fallimentarib)produrre in ogni caso non rende o rende molto poco rispetto alla quantità di problemi che comporta gestire un sito produttivoGiriamo la domanda ad ognuno di voi lettori: potendo usare un po' di soldi, comprereste un appartamento che potete affittare, comprereste Bot o altri simili prodotti finanziari, o comprereste una ditta artigiana con tre operai?A meno di pochi filantropi credo che tutti sceglierebbero la prima o la seconda ipotesi e questo per le sole due ragioni che ho elencato prima.Allora? Ora che questi porci di banchieri e dei loro lacchè politicanti hanno ridotto le basi della nostra economia da agro industriale a speculativa e di rendita, come si fa a cercare un compratore o un padrone che abbia voglia di salvare una fabbrica?Certo, gli si possono regalare incentivi come quelli vergognosi sulle automobili, fare leggi capestro per favorirli ma questi soldi da chi li prendono? Sempre da altri che producono e lavorano e questi ormai hanno esaurito soldi e pazienza quando non stanno sui tetti o in mezzo ad una strada pure loro.E quando i prodotti non sono incentivabili, come gli ingranaggi, i mandrini, le molle, le barre di alluminio, come si fa?Stesso problema per ditte che operano nella telefonia, nelle pulizie, tra poco anche nelle banche.A proposito di banche voglio segnalare che Unicredit, la banca di famiglia del PD, che ha prima derubato milioni di persone indebitandole, poi si e' mangiata tutti i loro soldi, poi ha fregato montagne di quattrini dallo stato, cioè da noi, sta segretamente e manco tanto segretamente, spostando attività in Romania ed altri paesi con il lavoro a più basso costo........ Questo deve essere un pezzo di quell' "altra Italia" che ci stanno preparando e di cui non parlano i manifesti del partito della'Tosco-Romagna.Intanto una prima considerazione: non capisco perché, in una nazione dove esistono cooperative di migliaia di persone che fanno di tutto, dagli impianti di cogenerazione alla coltivazione delle barbabietole, dove una cooperativa e' gia' incentivata perché paga come minimo un 40% in meno di tasse, quando si esce dai confini tosco-padani per una industria o per una ditta in crisi l' unica soluzione prospettata e' quella di cercargli un padrone nuovo o di convincere il vecchio a tenersela.Non si possono trasformare in cooperative, magari offrendo una struttura pubblica creata ad hoc per offrire formazione e consulenza agli ex dipendenti che diventano soci? Con questa semplice trasformazione, da dipendenti in soci, avremmo già regalato un incentivo alla ditta perché pagherà meno tasse ed avremmo risolto il problema di trovare un proprietario. Oltretutto, al contrario degli altri padroni che devono convincersi a beccarsi il sarchiapone e tutte le grane che ne conseguono, i dipendenti soci della cooperativa hanno tutto l' interesse a mandare avanti l' impresa perché la vita dell' impresa e la loro sopravvivenza coincidono, mentre per il padrone con gli straccali l' impresa e' una fonte modesta di guadagno (dato il suo appetito, ben diverso da quello degli operai) ma una fonte enorme di grane e basta.Questa soluzione della cooperativa non risolve il problema strutturale della nostra economia ma certo elimina il problema di doversi inginocchiare a Marchionne o a qualche altro furfante per salvare e solo per pochi mesi qualche posto di lavoro. Sappiamo che costoro, alla prima occasione, cercheranno di buttare di nuovo tutti in mezzo ad una strada.Evita anche di dover inventare incentivi che vanno di fatto pagati dagli altri lavoratori di serie B come gli artigiani che pagano per la stabilità degli altri ma non hanno alcun diritto alla loro.Per chiudere il discorso su cosa servirebbe in più, oltre la salvaguardia del posto e l' incentivo, continuiamo a sostenere che servono tre cose.1)Un sano ed onesto protezionismo.Sano e onesto perché si deve basare su aliquote di dogana oggettive ed universali che trasformino la concorrenza sleale in concorrenza leale, eliminando quelle differenze relative al costo del lavoro e alla tutela ambientale che sono uno dei gravi motivi che non permettono di essere concorrenziali alle nostre imprese, manco facendo miracoli.2)Una moneta concorrenzialeL' Euro carissimo serve solo agli speculatori e ai porco - turisti che vanno ad abbuffarsi di pesce oltre frontiera, dove un euro vale un dollaro e mezzo e mezzo chilo di moneta locale. Basta! Serve un euro piu' competitivo per una economia più competitiva.3)Una migliore retribuzione della produzione.Dalla produzione dei mandarini a quella degli ingranaggi, dalle pulizie alla realizzazione di impianti elettrici, una cosa e' evidente: a chi produce vanno le briciole dei guadagni e le montagne dei problemi. Si deve cambiare la musica, snellire le burocrazie, facilitare chi produce e soprattutto fare in modo che guadagni di piu', altrimenti anche i soci della cooperativa, appena possono, si trasformano in affittuari o assistiti socialmente inutili, dopotutto hanno ragione, gli conviene!. 

Giulio Larosa

 

 

Coordinatore

 

 CDS Abruzzo 
 
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