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In testa a Garibaldi per protesta PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Mustafa   

Aziz certo non conosceva la nostra storia e certamente non s’è reso conto di quanto simbolismo racchiudeva quella sua protesta.Sulla testa del “patriota” dovremmo salirci tutti noi duosiciliani per protestare contro “il padrone”, questa Italia matrigna che ci ha sedotti in nome di una fumosa promessa di libertà e poi non ci ha “pagati”. Schiavi ci considerava e schiavi ci considera. Basta vedere la diversa considerazione e “attenzione” che il presidente del Consiglio riserva al leghismo padano e all’autonomismo siciliano. 

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/marocchino-statua/1.html 
 Si arrampica sulla statua di Garibaldi  per protesta: “il padrone non mi ha pagato!” Per oltre dieci ore sulla «testa» del patriota a 15 metri di altezza dal suolo. Faceva il pastore nel Palermitano NAPOLI - Dieci e più ore appollaiato sul «cappello di Garibaldi», sulla statua che campeggia davanti alla Stazione Centrale. Dieci ore interminabili per un trentenne marocchino che protestava contro il «padrone» che non lo aveva pagato. Anzi lo aveva minacciato costringendolo a scappare dalla Sicilia. Dieci ore durante le quali non ha neppure ricevuto molta solidarietà: alcuni napoletani, irritati dal caos che la protesta aveva scatenato, lo invitavano a scendere in tutti i modi: «Buttati anche giù, ma scendi». SULLA STATUA - Il giovane marocchino, di nome Aziz, si trovava dalle 2 di stamattina in cima alla statua di Giuseppe Garibaldi per protestare contro il lavoro di pastore non pagato (a Palermo). Sono subito intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri, ma l'uomo ha continuato a minacciare di buttarsi. TRADUTTORE ARABO - Ai piedi della statua, un arabo traduceva le richieste delle autorità, ma l'uomo è rimasto fino alle 12, sotto un sole cocente e in pericoloso equilibrio. Poi, dopo aver accettato una bottiglietta d'acqua e una sigaretta, la decisione di lasciare la statua, accolto dagli applausi della gente che numerosa partecipava alla estenuante trattativa. Giorgio Mottola (Repubblica.it)
10 giugno 2009
 
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